L'Itinerario

  1. Day 1

    DAY 1

    SERRA DE‘ CONTI BELVEDERE OSTRENSE

     

    L‘arte del Feng Shui consiglia di dormire con il capo rivolto verso Nord. Immaginiamoci dunque, che, da svegli, la si debba rivolgere verso Sud. A Serra de‘ Conti ci verrà naturale: le mura, quasi completamente intatte, si distribuiscono secondo la tipica forma a fuso allungato, su una direttrice di espansione che va proprio da Nord a Sud. Cos, dopo un giro per il centro duecentesco e un gustoso piatto della cicerchia locale, il naturale declivio ci condurrà spontaneamente verso Sud, all‘esplorazione della valle dell‘Esino!

  2. Day 2

    DAY 2

    BELVEDERE OSTRENSE CUPRAMONTANA

     

    Le Marche si sa, sono bellissime: piccoli borghi, campagna rigogliosa, dolcissime colline, una natura antica. A volte però, quando si è in vacanza in un posto cos, anche spedire una cartolina può diventare un‘impresa. Se non sapete più a che santo votarvi perch è domenica e tutti i tabaccai sono chiusi, raccomandatevi a S. Rufo, protettore dei portalettere. Proprio cos. Nella Chiesa Parrocchiale di S. Pietro di Belvedere Ostrense si trovano le reliquie del Santo e il 28 Novembre, in suo onore, si svolgono convegni sulla sicurezza degli addetti al mestiere. Buffo? Forse. Voi accendete un cero al santo, chissà mai che i vostrisaluti dall‘Italia! giungano sani e salvi a destinazione!

  3. Day 3

    DAY 3

    CUPRAMONTANA

     

    «Se il tuo avversario è più forte di te, fattelo amico». Chissà, forse, fu proprio un cuprense a dirlo. La comunità di Cupramontana si fonda intorno al sacro culto pagano della Dea Cupra, dea della fertilità e della fecondità della terra, simbolo di femminilità ed erotismo. I suoi riti, presumibilmente, seguivano le pratiche della ierogamia, dei Baccanali, delle orge dionisiache e il fenomeno della prostituzione sacra. I Baccanali erano talmente diffusi nell‘impero che, nel 186 a. C., il senato romano dovette emanare una serie di leggi per contrastare la loro pratica nelle campagne, perch mettevano seriamente in pericolo l‘ordine pubblico. Nonostante queste proibizioni, il Dionisiaco vinse sull‘Apollineo. Ancora oggi danze, musica, divertimento sfrenato e buonissimo vino si ripropongono, anno dopo anno, nella Festa dell‘Uva più antica e divertente delle Marche: migliaia di bottiglie vengono stappate e migliaia di persone brindano alla vendemmia del pregiatissimo Verdicchio.

  4. Day 4

    DAY 4

    CUPRAMONTANA APIRO

     

    Un pero? Una fiamma? Una donna avvinta a dei rami? Uno guarda l‘antico stemma di Apiro e ha il lasciapassare per l‘immaginazione. Pirum - pero: un albero di pero era stato piantato in cima alla collina. La sua posizione era talmente strategica da essere visibile da ogni parte e da tutti i viandanti. Pir, Piras- fuoco: forse non è un albero di pero quel che è disegnato sull‘antico stemma, ma una fiamma di fuoco. Non sappiamo scegliere fra le due iconografie? Nella Segreteria Priorale v‘è un dipinto che raffigura una donna avvinta ai rami di pero, dai quali pendono abbondanti frutti e, in mezzo al suo petto, una fiamma di fuoco. Come dire, to want to have one's cake and eat it. Meglio se pear - cake¹.
     

    ¹“to want to haveone's cake and eat it” è il corrispettivo inglese del proverbio: avere la botte piena e la moglie ubriaca. L’ho messo già in lingua perch mi piaceva il gioco di parole con torta-pero-torta di pere (pear-cake).

  5. Day

    DAY 5

    APIRO ELICITO

     

    «Credo che Sergio Leone non sia mai stato a Elcito. Se ci fosse stato non sarebbe andato a girare i suoi western in Sardegna, ma sarebbe venuto in questo angolo di Marche» scrivono P. Merlini e M. Silvestri in Un altro viaggio nelle Marche, imperdibile libro di un viaggio con i mezzi pubblici per la nostra Regione. Un pugno di sassi, un colosso sopra ad un‘altura: il suo nome è Elcito. Proprio come Armonica, il misterioso pistolero di C‘era una volta il West, se avrete la fortuna di incontrare l‘unico residente di questo borgo immobile, vi passerà davanti con lo sguardo chino e suggestivo, il cappello calato sugli occhi ed il passo sicuro. Non rotolano le balle di fieno, a Elcito, ma il vento soffia forte alla stessa maniera che nel West. E vi sembrerà davverodi udire una armonica intonare Baclov, ma è solo il vento che gioca con le pietre e le case diroccate».

  6. Day

    DAY 6

    ELCITO MATELICA

     

    Se tutto questo girovagare per le campagne e gli antichi borghi marchigiani vi ha fatto perdere la percezione del tempo e non sapete più bene in che secolo vi trovate, correte a Matelica a consultare il Globo. Funziona come una meridiana e calcola, con buona precisione, le ore del giorno dal sorgere del Sole, il calendario, le date dei Solstizi e degli Equinozi, l‘entrata del Sole nelle varie costellazioni dello Zodiaco, la durata del giorno e della notte, etc. è un esemplare unico di orologio solare, una sfera di marmo greco cristallino sulla quale sono incisi linee, cerchi concentrici, archi, lettere e parole dell‘antico alfabeto greco. Tutto questo vi ha fatto girare la testa? Rinfrescatevi nella fontana di Piazza Mattei e gustatevi un bicchiere del Verdicchio locale. È dall‘VIII sec. a.C. che queste terre producono vino. Chapeau.

  7. Day

    DAY 7

    MATELICA CASTELRAIMONDO

     

    «C‘è una crepa in ogni cosa. Ed è da l che entra la luce.» cantava Leonard Cohen. Chissà chi ha strappato il cielo nelle notti d‘estate, allora. Sul calar del tramonto, a Castelraimondo, le luci artificiali si spengono e quelle che ci sovrastano sulla cupola del cielo si accendono. In assenza di qualsiasi inquinamento luminoso, per la sua posizione eccellente tra le colline marchigiane, a Castelraimondo una ventina di torri sparse per il borgo divengono “rocche celesti”: punti di osservazione libera della volta stellata. Via alla magia.

  8. Day

    DAY 8

    CASTELRAIMONDO CAMERINO

     

    Esiste a questo mondo una pietanza assai strana: si chiama Sundae. Se la ordini ad un cameriere in America ti portano una coppa di gelato ricoperta di sciroppo, granella di nocciole, panna montata e ciliegie maraschino, se la ordini in Corea, ti portano un piatto di intestini di mucca o di maiale lessati nel sangue di maiale. Ecco, se si potesse versare la città di Camerino in un piatto fondo e servirla per pranzo, essa sarebbe un po‘ come un Sundae. L‘opulenza, il potere, il sangue delle conquiste militari, l‘Aequum Foedus con Roma, i Varano, Cesare Borgia, lo sfarzo della Signoria da un lato. La spiritualità, la culla dell‘Ordine dei Cappuccini, il culto di S. Filippo Neri, la pacifica convivenza col ghetto ebraico, la povertà dell‘Ordine dei Francescani, delle Clarisse e la campagna silenziosa, dall‘altro. Esiste, da qualche parte, una sintesi degli opposti più stupefacente?

  9. Day

    DAY 9

    CAMERINO PIEVEBOVIGLIANA

     

    Avete camminato come i muli, c‘è bisogno di un ristoro. La leggenda narra che S. Francesco in persona, per dissetare i muratori che lavoravano alla costruzione della sua bellissima Chiesa a Pievebovigliana, trasformò l‘acqua del pozzo in vino. Ne avesse lasciata un pochino, d‘acqua, forse si sarebbe riusciti a salvare l‘originale Crocifisso trecentesco dall‘incendio che la colp secoli dopo. Il Santo viaggiava sempre sulla groppa di un asino. A Pievebovigliana, ancora oggi, l‘asino conduce i viaggiatori lungo la prima Asinovia d‘Europa, attraverso un percorso di meravigliosa biodiversità: la mente gode della pace di questi luoghi e il corpo si rigenera. Gli asini, i “motori” della montagna, fanno il resto.

  10. Day

    DAY 10

    PIEVEBOVIGLIANA FIASTRA

     

    Se è vero che i più meravigliosi e appaganti tesori si conquistano solo col massimo dello sforzo e della fatica, preparatevi a sudare e a camminare. Bisogna superare impervi sentieri, prima di godere delle straordinarie vedute delle grotte che costeggiano il lago di Fiastra. Sono luoghi remoti, selvaggi e solitari. La Grotta dei Frati fu il rifugio dei Clareni, frati penitenti che di questo posto inaccessibile fecero il loro santuario di preghiera, rinuncia e contemplazione. Nella seconda guerra mondiale vi trovarono protezione e nascondiglio gli uomini della resistenza. Quanti segreti e quante storie possono imprigionare le rocce erose di una montagna?

  11. Day

    DAY 11

    FIASTRA SAN GINESIO

     

    San Ginesio è patrono degli artisti. Si dice che cane e padrone dopo un po" finiscano col somigliarsi. Non so se anche ai patroni tocchi in sorte di essere simile alle creature che protegge. Il paese di S. Ginesio, sicuramente, agli artisti ci somiglia un po’. Variopinto e misterioso, è disseminato di segni che parlano di una storia spirituale e materiale vissuta rompendo le convenzioni, fuori dalle regole: «Il passato torbido e controverso del paese di San Ginesio ci incuriosisce, flirta con l&rquo;eresia pur essendo obbediente al potere religioso di Roma, bench periferico diviene cruciale per la nascita di oscure Confraternite, che danno rifugio e protezione anonima ai Templari fuoriusciti dall’Ordine al suo scioglimento. Per tutto il Cinquecento, ebbe rapporti frequenti con i movimenti eretici tedeschi, tanto che nel 1549, a Roma, giunse la notizia che a San Ginesio circolavano libri proibiti provenienti dalla Germania.» Senza libertà, non c’è creatività.

  12. Day

    DAY 12

    SAN GINESIO SARNANO

     

    Ad ogni viandante è concessa una stella cometa. Se il tuo viaggio non è fra i deserti, ma tra i sentieri delle campagne marchigiane, cerca con gli occhi le fronde scure delle querce. You can tell which are the old roads because they have oak trees growing on them. If you are walking on a country lane and are not sure which way to go, look up to see where the largest line of oak trees are growing, and follow them» ha scritto Rachel. Nel camminare, take a moment to appreciate the people who planted and tended the saplings, trusting that they would give pleasure to future walkers in the heat of a late Summer day».

  13. Day

    DAY 13

    SARNANO SMERILLO

     

    A Smerillo, ogni anno, si tiene il Festival “Le parole della montagna”. Chi nasce in montagna, sa bene che sulle vette più impervie si sperimenta una quiete ed un silenzio che possono essere assordanti. La montagna parla. Ma parla il linguaggio simbolico di segni trascendenti. è il luogo in cui si incontrano l’umano ed il divino, in cui si sperimenta il dialogo interiore e meditativo, in cui nascono le storie che vengono, poi, trasmesse con la parola, dai nonni ai nipoti. Di questi luoghi si deve raccontare, della loro bellezza e delle loro leggende. Facciamo che essi ci incantino, lasciando noi senza parole.

  14. Day

    DAY 14

    SMERILLO FORCE

     

    Uno straniero che decida di viaggiare in Italia deve sapere, prima di partire, che comunicare in inglese, qui in provincia, è quasi impossibile. Immagina il caos se avessi deciso di visitare questi luoghi nel tempo in cui i calderai usavano il linguaggio antico del baccaiamento: vocaboli inventati, ad uso solo dei commercianti, che impedivano ad orecchie indiscrete di comprendere i discorsi d’affari. Non preoccupatevi: se vi innamorate di uno dei bellissimi manufatti di rame che si realizzano qui a Force, chiedete pure agli artigiani e usate il dizionario. Il baccaiamento è scomparso da tempo, nessuno usa più quei vecchi termini. Dell’antica arte dei calderai rimane lo splendore delle lavorazioni artigiane e la passione con cui la città tramanda il suo patrimonio.

  15. Day

    DAY 15

    FORCE CASTIGNANO

    Circondato da suggestivi calanchi scoscesi, con il suo profilo inconfondibile, arroccato sulla collina: un paese a forma di piramide, sostenuto da un colossale muraglione e dominato da una torre romanica dalla cuspide svettante. Il naturale mistero che ispira Castignano s’infittisce ancora di più quando si scopre che fu uno dei presidi più importanti dell’Ordine Templare, dei quali custodisce importanti documenti. Se ti affacci al muraglione puoi sentire l’odore del mare, come se i kilometri che separano il castello all’Adriatico fossero solo poche centinaia di metri. Alla vista, all'opposto, il panorama si perde all’infinito: dal Conero ai Sibillini, al Gran Sasso, alla Maiella, fino al mare, giù in fondo. In questa immensità, il castello sembra quasi perdersi, vertiginosamente. Tutto solitario, in mezzo ad una valle che sfuma, a perdita d’occhio, di verde e di blu.

  16. Day

    DAY 16

    CASTIGNANO COSSIGNANO

    L’ombelico del Piceno. Nel corpo umano l’ombelico è equidistante da tutti gli arti, ne è il centro. Della Regione Picena, Cossignano è il fulcro, a metà del percorso che separa Ancona da Atri. Ancora più significativamente, in un corpo, l’ombelico è il segno cicatriziale che ricorda l’evento della nascita. Cossignano è, infatti, il luogo originario della migrazione sabellica, antica popolazione tosco-umbra, e ha sulla sua rocca il picchio sacro a Marte, che fa del borgo un antico castello del dio della guerra. Probabilmente, nessuno di noi si interessa adeguatamente del proprio ombelico ma, a passeggiare tra le mura di Cossignano, è impossibile non chiedersi come vivessero le popolazioni che hanno calpestato questi vicoli. Viuzze concentriche che disegnano un centro storico delizioso. Visto dall’alto, esso appare rotondo rotondo, proprio come un ombelico.

  17. Day 17

    DAY 17

    COSSIGNANO OFFIDA

     

    Mai vistoArsenico e vecchi merletti di Billy Wilder? Fossi in voi la smetterei di parlare con sufficienza dell’arte del merletto, magari immaginandolo come il noioso passatempo di vecchie nonnine senza altre prospettive. Ad Offida, l’arte del merletto a tombolo si tramanda dal 1400. Non solo: ha da sempre coinvolto, con passione ed ingegno, le donne del ceto popolare, quelle del mondo ecclesiastico e dell’aristocrazia. Di più: caso unico nell’artigianato femminile dell’Italia centro-meridionale, ad Offida nasce nel 1979 la costituzione della Cooperativa Artigiana Merlettaie (CO. AR. ME.), con lo scopo di produrre e vendere direttamente i lavori eseguiti secondo l’antica tradizione offidana. Quasi suffragette, altro che nonnine!

  18. Day

    DAY 18 / 19

    OFFIDA

     

    Camminiamo sulla terra e a volte, nelle notti d’estate, guardiamo in su, per vedere le stelle. Ma c’è un posto, qui nelle Marche, in cui camminare sulle stelle è possibile. Se lo è, lo si deve all’affascinantissima storia mitologica su cui si fonda Offida. Fondata con molta probabilità dagli abitanti dell’Isola di Rodi (anticamente Ophiussa), si narra che la città d’Offida adorasse il serpente aureo. Vi era, infatti, a breve distanza dalla città, su un colle, un tempio in cui i sacerdoti rendevano i responsi dell'oracolo di Ophite (Ophis ≡ Serpente). Parallelamente, il mito ci narra di Asclepio, figlio di Apollo, trasformato in una costellazione perch sfuggisse alla morte: la costellazione di Ophiucus, di colui che tiene il serpente (Asclepio è rappresentato come un uomo avvolto dal serpente). Passeggiate fino alla maestosa S. Maria della Rocca, poi voltatevi a guardare indietro, verso il centro della città. La costellazione di Ophiucus è sotto ai vostri occhi. è sotto ai vostri piedi. è disegnata in quello stesso percorso che avete calpestato. La testa del serpente poggia sulla Chiesa e su via Roma, la coda si snoda da Piazza del Popolo fino a Piazza della Libertà. Circa 660 metri. La via del Serpente Aureo collega davvero la terra con il cielo.